Come sono andati veramente gli scontri di Catania – La ricostruzione nuda e cruda

Quella che leggerete è una ricostruzione cronologica e (nei limiti del possibile) precisa dei fatti accaduti durante la manifestazione “Cacciamo Renzi e tutta la cricca”, a Catania, nel pomeriggio di ieri, 11/09/2016. I due autori erano presenti e raccontano ciò che hanno visto e sentito personalmente. Se in qualcosa dovessero rivelarsi imprecisi si scusano anticipatamente.

 

La manifestazione contro Matteo Renzi è organizzata da associazioni catanesi, comitati No Muos, collettivi studenteschi e autonomi, insieme a singoli attivisti.

L’appuntamento per il corteo è fissato per le ore 17:00 in Piazza Iolanda, come si legge nella descrizione dell’evento di Facebook con oltre 700 “parteciperò”.

scontri-1Verso le 17:30 il concentramento di persone è già molto numeroso ma tarda a partire in corteo: non è un fatto strano, capita spesso di esitare a muoversi in queste occasioni perché si aspettano gli eventuali ritardatari, cercando di raccogliere il maggior numero possibile di manifestanti. Soprattutto in una domenica pomeriggio, quando sono appena finite le partite di Serie A, tante persone potrebbero arrivare in ritardo.

Qualche minuto dopo (17:35 circa) arrivano dei ragazzi – appunto, ritardatari – che si collocano in testa al corteo dietro uno striscione (in materiale rigido, non un semplice lenzuolo) dove è scritto “CACCIAMO RENZI” in rosso, a caratteri cubitali. Nel momento in cui il corteo parte, alle 17:45, il loro spezzone è quello più singolare: numerosi e guidati, almeno apparentemente, da una ragazza col megafono, alcuni di loro reggono dei cartelli appesi a sottili aste di legno. I messaggi che contengono sono – ovviamente – di critica al governo. Ci sono tante ragazze, ma anche tante facce maschili mai viste ai cortei di Catania (palermitani?), vestono in maniera semplice con l’unica particolarità di avere degli zainetti sulle spalle. Un ragazzo coi capelli lunghi sventola un bandiera nella quale è disegnato un pupo siciliano; presumibilmente si tratta di Orlando.scontri-2

Lo spezzone immediatamente successivo è quello del comitato No Muos. Poche persone che probabilmente vengono proprio da Niscemi. Dietro ancora vi sono “Le ragazze e i ragazzi della piazzetta” che costituiscono la parte più genuinamente animata del corteo e sicuramente una delle componenti più numerose. Cantano cori e si fanno sentire meglio degli altri. Più indietro, quasi alla fine, c’è la componente degli insegnanti, tanti ma ben poco rumorosi, con tante bandiere dei Cobas. In coda al corteo si trovano degli attivisti del Movimento 5 stelle, anch’essi molto tranquilli, con un’unica bandiera.

Su e giù per i vari spezzoni, ai lati, gironzolano molte persone che non appartengono a nessuno di questi gruppi, singoli manifestanti. Nella parte alta si trovano gli organizzatori del corteo e gli esponenti del Legal Team, contraddistinti da una casacca verde. La partecipazione è superiore alle aspettative della vigilia, intorno al migliaio di manifestanti.

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La Polizia scorta i manifestanti con serenità, davanti e dietro il corteo. Anche all’interno è molto probabile che vi siano agenti della DIGOS in borghese. Intanto, dall’alto, un elicottero sorvola il centro di Catania e osserva tutto.

Mentre si procede lungo la Via Umberto, qualcuno rilascia delle interviste e molti giornalisti e cameraman riprendono la testa del corteo. Alcune testate (La Sicilia, Repubblica) fanno pure una diretta streaming.

scontri-4Lo spezzone in testa al corteo ha qualcosa di paradossale. Mentre la ragazza col megafono, molto coinvolta emotivamente, lancia invettive contro il governo e fa partire i cori, gli altri non sembrano per nulla partecipi. I cori durano poco e a volte neanche partono, con evidente delusione da parte della ragazza che a un certo punto si lamenta platealmente dello scarso sostegno. E’ come se gli altri ragazzi pensassero già alla cena della sera o forse, con maggiore probabilità, a quello che sarebbe successo poco dopo.

Poco? Si fa per dire, perché il corteo dura più di un’ora, fino alle 19:05, quando avverranno gli scontri. Nel frattempo Matteo Renzi ha già parlato alla Villa Bellini. In un lungo discorso ha lanciato le sue accuse a D’Alema ed è poi andato via.

Arrivati quasi all’incrocio della Via Etnea, alle ore 19 circa, gli organizzatori del corteo parlano con i dirigenti della DIGOS. Chiedono di poter fare defluire il corteo lungo la Via Caronda, a nord, ma la richiesta viene rifiutata. Il corteo è autorizzato ad arrivare fin dove si trova il bar Savia, ma le forze dell’ordine avvisano gli organizzatori che non potranno andare oltre il civico n°8 di Via Umberto o saranno caricati.scontri-6

Proprio all’altezza del numero 8 si schierano 20 uomini della Polizia, armati di casco, scudo e manganello. Il dirigente che li comanda è una donna, l’unica donna, che comunica ansiosamente nella sua radio trasmittente. A guardare il reparto tutto insieme, sembrerebbe che abbiano preso la decisione di caricare già da qualche ora, ma forse è solo un’impressione.

Nel frattempo la testa del corteo è arrivata a 50 metri dal blocco. I ragazzi del primo spezzone prendono improvvisamente vita, si accendono, ma soprattutto accendono un fumogeno, poi un altro e poi un altro ancora. Contemporaneamente.

Sono avvolti in una nube blu. Quando il fumo si dirada hanno già indossato degli impermeabili neri e dei caschi che probabilmente avevano tenuto negli zaini. Non ci sono più ragazze né molti ragazzi, quelli rimasti sono in 10 al massimo allineati dietro lo striscione di cartone, brandiscono i cartelli sorretti da aste di legno (forse meno sottili di quanto non sembrassero prima) come se fossero bastoni.

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I poliziotti in tenuta antisommossa sono i primi ad accorgersi di questa novità (ben prima delle centinaia di persone pacifiche che si trovano nella parte centrale e posteriore del corteo). E’ presumibilmente la DIGOS ad informare la dirigente che coordina il blocco, tramite la radio trasmittente.

Nel momento in cui ordina di prepararsi alla carica, la donna sventola un sorriso smagliante, quello che generalmente riempie il proprio viso il giorno del battesimo di un figlio.

Una soluzione diplomatica non viene nemmeno contemplata.

scontri-ultimaMentre i ragazzini allungano il passo preparandosi al tentativo di sfondamento, i poliziotti già si muovono. Vanno a contatto per primi, in anticipo sul tempo e sullo spazio (poco prima del civico n°8). I 10 black bloc – che sono poca cosa dal punto di vista militare – non reggono lo scontro ma cercano di indietreggiare lentamente.

Mentre la Polizia mena, e mena duro, i ragazzi riescono a lanciare un fumogeno oltre il blocco: è forse quel fumogeno, in senso figurato, l’unico di loro che riesce a invadere la Via Etnea, esaurendo la propria fiamma in pochi secondi, sul pavimento lavico.

Intanto centinaia di persone innocue fuggono indietro. Non hanno strade laterali in cui defluire e possono solo scappare in retromarcia su Via Umberto, ostacolandosi e calpestandosi tra di loro, senza capire bene cosa stia succedendo più avanti. L’unica cosa certa è che la Polizia non si ferma.

Sembra invece fermarsi il tempo nei pochi secondi in cui la carica rallenta, per poi subito ripartire di corsa con una notevole dose di sadismo. Non si bada a chi è pacifico e chi violento. Chi si para davanti ai manganelli viene giudicato violento e viene colpito.scontri-7

Viene messa in moto una camionetta al seguito degli agenti, con tanto di rumorosa sirena.

Qualcuno degli organizzatori si impegna per far distendere il clima, ricevendo insulti dai violenti e manganellate dai poliziotti.

Tutto questo finché, dopo 2 minuti di tempo e 200 metri di spazio, la carica si esaurisce. Quando giungono altri 10 agenti antisommossa, come rinforzi, la situazione si è ormai calmata. E la manifestazione è finita.

Nel frattempo gli “eroici” black bloc sono scappati, gettando a terra i caschi e gli impermeabili. Hanno avuto il loro canto del cigno a 1 minuto e 37 secondi dall’inizio degli scontri, quando hanno fatto esplodere un petardo (uno solo) in direzione dei poliziotti, senza nemmeno riuscire a colpirne uno. Si son protetti la fuga.

Qualcuno dopo parlerà di lancio di sassi e di sampietrini (a Catania?!), altri di bottiglie di vetro. Non possiamo sapere con certezza cosa abbiano lanciato i violenti, di sicuro niente che li abbia aiutati a sostenere lo scontro, dato che si sono sciolti come neve al sole. Qualsiasi cosa abbiano lanciato è successa quando già la carica era cominciata, nel tentativo di ritirarsi in maniera ordinata.

Sta di fatto che una manifestazione lunga, partecipata e quasi del tutto pacifica sarà ricordata solo per le intenzioni violente di 10 individui e per la violenza sproporzionata delle forze dell’ordine.

E questo è quanto.

 

Paolo Saccuzzo

Giuseppe Zanghi

1 thought on “Come sono andati veramente gli scontri di Catania – La ricostruzione nuda e cruda”

  1. E’ andata come sopra raccontato.
    Ero lì, defilato, alla testa del corteo. Sono un insegnante ed ero con mia moglie e mio figlio di sei anni.
    Quando è scoppiata la carica dei poliziotti, a seguito del tentativo di sfondamento dei facinorosi, loro due sono indietreggiati e hanno trovato riparo nella nicchia di un negozio chiuso. Io sono rimasto lì, immobile e senza alcun oggetto in mano e le ho prese da un agente Digos, privo di capelli e in camicia tipo polo di colore verde. Prima mi ha mollato uno schiaffo facendomi volare via gli occhiali da vista (mai più ritrovati nè sui luoghi nè in questura dove lo stesso agente mi aveva detto di ritirarli), poi mi ha dato un colpo di manganello sul collo. Alla faccia della democrazia e dell’articolo 21 della Costituzione italiana!
    Luigi De Carne

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