Omicidio stradale: follie e inutilità di una legge

Iniziano a verificarsi i primi casi di omicidio stradale,rientranti nella nuova disciplina di legge del 23 Marzo 2016,n° 41,ma non si possono che rilevare profonde perplessità in merito alla riforma degli articoli 589 c.p.,omicidio colposo e 590 c.p.,lesioni personali colpose.

Storia realmente accaduta. Febbraio 2009,Tangenziale di Pescara, domenica pomeriggio. Tre moto affiancano una vettura con a bordo moglie e marito. Ad un tratto uno dei motociclisti sorpassa il veicolo,gli altri due tentano,ma con un pessimo risultato: il primo vola oltre la linea di mezzaria,riportando gravi ferite,l’altro,che aveva cercato di sorpassare da destra,resta schiacciato tra l’auto e il guard rail; morirà sul colpo,semi-decapitato dallo scontro contro la barriera metallica. Segue il processo,risolto dai magistrati con una sentenza di colpevolezza per l’automobilista: a seguito di uno diverbio,ha zigzagato scientemente per ostacolare il sorpasso ai motociclisti. La sentenza è pesante,la pena ancora di più: 10 anni di reclusione per omicidio doloso. Altra storia realmente accaduta. In un uggioso sabato sera del 2012, nella provincia lombarda, una donna incinta guida un’auto con a bordo la sua famiglia (marito, padre, madre). Un uomo su un’altra vettura procede in senso contrario,con andatura apparentemente regolare. Improvvisamente e inspiegabilmente l’uomo devia,invadendo la corsia su cui sta guidando la donna: un frontale terrificante,da cui fortunatamente ne escono tutti senza ferite gravi. Verrà fuori che l’uomo che ha provocato l’incidente,che sul momento si regge a malapena in piedi e biascica frasi prive di senso,è un pregiudicato per reati specifici,che quella sera aveva alzato troppo il gomito. Viene condannato a duemila euro di multa per le lesioni lievi provocate con l’incidente e a un anno di arresto per guida in stato d’ebbrezza.

Questi due incidenti,come constatiamo agevolmente,sono avvenuti ben prima dell’approvazione del reato di omicidio stradale e in entrambi i casi,chi li ha provocati,è stato soggetto a un processo e condannato. Cosa accadrebbe con analoghi incidenti ora che esiste il reato di omicidio stradale? Nulla. Assolutamente e pacificamente nulla. Nel primo caso,in primo luogo perché lo zig-zag dell’automobilista non rientrerebbe tra le eventualità previste dal nuovo 589 -bis,per violazione di norme sulla disciplina stradale,nonostante ci sia stato lo stesso un morto,secondariamente perché i giudici applicherebbero comunque le norme sull’omicidio doloso. Nel secondo caso,il nuovo testo 590-bis non contempla le lesioni lievi tra i danni risarcibili,ma solo quelle gravi e gravissime,sicché appare agevole dimostrare come nulla muterebbe dalla situazione preesistente. Come constatiamo,ancora prima dell’approvazione della nuova legge,il codice penale forniva idonei strumenti per punire adeguatamente l’omicidio stradale (v. art. 589, comma 3, c.p.) e le lesioni personali. Ma oltre all’inutilità sostanziale di una legge che regola casi materiali già precedentemente regolamentati nel codice penale,altro elemento di estrema criticità della nuova disciplina si rileva nell’unico effettivo cambiamento conseguito: l’irrazionale inasprimento delle pene. Il Dl 92/2008 aveva già apportato una modifica all’art. 589 c.p.,prevedendo,tra le cause di omicidio colposo,la violazione di norme sulla disciplina stradale per soggetti in stato di ebrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope,con la pena della reclusione da tre a dieci anni. Il nuovo testo dell’art. 589 aumenta tale pena da un minimo di 8 anni a una massimo di 12. Sempre il Dl 92/2008 aveva anche modificato l’art. 590 c.p.,sulle lesioni personali colpose,prevedendo,tra le cause sanzionate,la violazione di norme sulla disciplina stradale per soggetti in stato di ebrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e psicotrope,contemplando una pena da sei mesi a un anno per lesioni gravi e da un anno e mezzo a quattro anni per lesioni gravissime. Il nuovo testo dell’art. 590 c.p. aumenta invece tale pena da un minimo di 3 anni a un massimo di 5 per lesioni gravi e da un minimo di 4 anni a un massimo di 7 per lesioni gravissime. Per chi si trova in stato di ebbrezza lieve( da 0,5 g/l a 0,8 g/l)o pone in essere una guida pericolosa (eccesso di velocità, inversione di marcia, attraversamento con semaforo rosso, ecc.) la pena è la reclusione da un anno e mezzo a tre (lesioni gravi) e da due a quattro anni (lesioni gravissime).

Per meglio comprendere ove risieda il problema è necessario specificare cosa si intenda per lesioni gravi e gravissime e ci avvarremo quindi,per tale finalità,dell’art. 583 c.p.:”la lesione personale è grave […] 1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa,ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; 2) se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo” .”La lesione personale è gravissima […] se dal fatto deriva:
1) una malattia certamente o probabilmente insanabile;
2) la perdita di un senso;
3) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile,ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare,ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;
4) la deformazione,ovvero lo sfregio permanente del viso [5) l’aborto della persona offesa.]. La nostra attenzione deve concentrarsi su cosa si intenda per “incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni”. La sentenza di Cassazione n. 32687/2009 ha specificato che “la lesione personale deve considerarsi grave se l’incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni perduri oltre il quarantesimo giorno,ivi compreso il periodo di convalescenza o quello di riposo dipendente dalla malattia”. Con sentenza di Cassazione n. 6721/1981 si è specificato inoltre che”l’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni va intesa in relazione ad ogni impiego della propria energia psico-fisica o della propria persona per un determinato scopo utile,lecito e giuridicamente apprezzabile,che,prima del fatto lesivo,caratterizzava l’abituale tenore di vita della parte offesa”. Infine la sentenza della Cassazione n. 9229/1981 ha chiarito che”non è richiesta l’incapacità assoluta di attendere alle ordinarie occupazioni,essendo sufficiente anche un’incapacità relativa e,cioè,che la persona offesa non possa attendere alle sue occupazioni senza uno sforzo inconsueto o senza pregiudizio dell’abituale tenore di vita”.

Non necessiterebbero ulteriori delucidazioni di sentenze già perfettamente chiare nel loro contenuto,ma facciamo ugualmente un esempio: è un placido e piacevole sabato sera,uscite,come di consueto,con i vostri amici. Poniamo il caso pesiate 70 kg,bevendo 1/2 litro di birra a gradazione 7 arrivereste a 0,6 g/l,quindi di 0,1 g/l superiore al consentito. Vi mettete alla guida,di notte. Improvvisamente un pedone attraversa la strada,lo investite. Prognosi: frattura di metacarpi,falangi e clavicola. Precedentemente alla modifica dell’art. 590 c.p. il carcere era previsto dall’art. 186 c.p solo per tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. Inferiore a tale tasso solo un ammenda fino a 2.000€. Ora invece è previsto il carcere da 1 anno e mezzo a tre per lesioni gravi. Generalmente una frattura di queste parti del corpo impiega tra i 30 e i 40 giorni per guarire del tutto. Se consideriamo le varie sentenze precedentemente riportate,con cui la Cassazione ha interpretato “l’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni”,rischiereste assolutamente il carcere. Considerati i tempi medi di un processo penale in Italia,dall’origine alla sentenza di Cassazione,pari a 5 anni,potreste rischiare fino a 3 anni di carcere per una questione che è avvenuta 5 anni prima e i cui sintomi per il mal capitato sono ampiamente superati,solo per aver bevuto quel mezzo bicchierino in più di birra che vi ha fatto superare di 0,1 g/l la soglia minima accettata. Non sarebbe stato meglio allora prevedere un tempo minore di restrizione della libertà personale,(es. da 6 mesi a un anno per lesioni gravi),però con un risarcimento economico superiore rispetto agli attuali,modesti,1.500/6.000€,maggiorati poi con il risarcimento delle spese legali? Perché il problema non risiede neanche tanto nell’inasprimento delle norme per l’omicidio stradale,per certi versi anche legittime,quanto per quelle di lesioni personali.

Senza mettere in dubbio il dolore che un’intera famiglia può provare per la perdita di un caro o di un individuo per lesioni gravi alla propria persona,a causa di un conducente poco avvezzo al rispetto di se stesso e degli altri,il problema grave di questa nuova disciplina di legge,come corroborato anche dal parere negativo espresso dall’Unione delle Camere Penali Italiane,risiede nell’illogica e abnorme sproporzione tra atto commesso e fattispecie di reato. La Giunta dell’UCPI parla senza mezzi termini di “arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale”. Uno dei più elementari principi di uno stato di diritto è il rispetto del principio di proporzionalità: la pena deve essere proporzionale al fatto commesso e mai indirizzata e punire il reo,ma a riabilitarlo. Inoltre,se prendiamo in considerazione i numeri relativi agli incidenti stradali,come possiamo parlare di “emergenza”a proposito di questa indubbia tragedia? Dai 380.382 incidenti stradali del 2001 siamo passati ai 254.528 del 2014. I morti per incidente stradale sono passati dai 7.096 del 2001 ai 3.381 del 2014. Siamo passati dai 19,4 morti al giorno del 2001 ai 9,2 morti al giorno del 2014(dati Istat). C’è più consapevolezza stradale,c’è una maggiore attenzione,c’era già una disciplina di legge che puniva adeguatamente chi causava morti per le strade o lesioni personali gravi e gravissime,perché allora prevedere una nuova legge? Utilizzando le parole dell’UCPI “per placare l’allarme sociale,vero o “drogato” dai media,che questi fatti suscitano”. Trattasi di populismo penale.

 

 

1 thought on “Omicidio stradale: follie e inutilità di una legge”

  1. C’è un aspetto che non viene citato: le pene accessorie che prevedono la revoca della patente per cinque anni. Questo anches e sei uno che non ha mai avuto incidenti, andavi a trenta all’ora e hai causato un danno al conducente di un motorino che si è rotto oun piede o un braccio. La pena accessoria è sproporzionata e procede d’ufficio consequenzialmente all’accertamento delle responsabilità.E se uno ha bisogno di lavorare con la macchina? Affari suoi. Potrebbe utilizzare i mezzi pubblici…..se passano o non sono in sciopero

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